Venerdì 17 Set 2010 h 18:55:39, camera Kodak.

Ci sono luoghi che hanno qualcosa di magico,
luoghi che sembrano conservare tracce di ciò che vi è capitato,
anche a distanza di tantissimo tempo;
luoghi in cui cercare noi stessi e scoprire che,
in fondo,
non siamo cambiati per nulla;
che è vero
che si nasce e si vive tutta una vita con un'età sola
e che solo il corpo invecchia,
se non interviene l'uomo a cambiare la disposizione delle cose,
ad abbattere,
a costruire,
a cambiare i connotati di questi luoghi,
alle diverse ore del giorno,
nei diversi giorni della settimana,
nei diversi mesi,
nelle diverse stagioni...
Anno dopo anno
restituiscono quei momenti in modo lucido,
come se le persone che erano presenti
fossero lì accanto a raccontare e rivivere le stesse emozioni.
Così capita che un giorno decido di stare lì ad aspettare il crepuscolo,
quel cambiamento che si avverte nell'aria
in un momento così magico che anche i cani delle fattorie intorno
smettono di abbaiare e di guaire;
è l'ora in cui la maglia sulle spalle si infila passando per i suoi capelli
che finiscono per slegarsi,
che "ormai è tardi e mi porti a casa, no?";
è l'ora in cui ci si avvicina in cerca di calore
  o forse un po' per timore
perché la notte,
è ancestrale,
ci suggerisce quel tanto di disagio che basta per essere percepita nel suo arrivo,
mentre la mano furtiva cerca di già
in borsa
le chiavi della macchina,
come se ci si dovesse preparare a scappare,
come se
all'improvviso
avesse paura di me,
temendo che col buio io diventi una specie di mostro ...
... infatti non rimase seduta lì,
fece il giro in modo da trovarsi dietro di me;
appoggiò entrambe le mani sulle mie spalle e disse:
"it's gorgeous, but it's getting dark ... come on?" ...
Qualcuno,
un giorno lontano,
decise di creare questo posto,
di dedicare questo metro quadrato in cima a questa collinetta
alla contemplazione di un paesaggio che,
a giorno fatto,
ha sembianze decisamente differenti e meno imponenti.
La cosa importante è che è un posto condiviso,
chi l'ha creato non ha pensato solo a se stesso,
ma è come se avesse voluto che tutti coloro che passano di lì possano utilizzarlo.
Stando seduti su quelle tre assi,
posate a mo' di panchina,
si può percepire la voce di migliaia di persone,
lo schiocco di migliaia di baci,
i sussurri di migliaia di parole d'amore,
il fruscio di migliaia di carezze.
La conca che si è creata in mezzo alle assi consumate
mi danno ragione anche della posizione,
stretti ognuno alla sua dolce speranza
o alla propria amara sofferenza.