Un pomeriggio

Un pomeriggio

La invitò per una volta a camminare nella sua vita diurna, anticipando la sera di qualche ora. Era stanco di quell'esistenza notturna, i suoi occhi reclamavano un po' di colore, un po' di luce e di misera, magari sciatta, realtà: il mare biondo di lei e la sua emozione, insieme, lungo il vento nel viale d'autunno, in un giorno che sembrava fatto su misura per loro. Tutto era esasperato, la sua presenza, il contenuto dei suoi discorsi e di ogni singola parola che pronunciava, i colori, i profumi, i suoni, ma anche il silenzio, nei ritagli di tempo che gli spettavano , era doloroso quanto un urlo. Lei guardava la punta dei suoi piedi alternarsi nel camminare avvolti tra le foglie e sussurrava "stepping on the leaves"; parlava di fiabe, di sogni ad occhi aperti, di musiche arcane che prendevano forma tra i soffi del vento e gli prendeva la mano per aiutarlo a vedere coi suoi occhi in un'eccitazione bambina ... lui cercava di ricavare quanto più spazio gli fosse possibile nel cuore, per ospitare tutto di lei, e quel tutto gli cadeva addosso alla rinfusa e sembrava sfuggire al suo controllo. Era lui il problema, era lui la porta lasciata aperta da cui era entrata, non lei. Lei l'ha solo usata, senza diritto di passaggio, per prendere possesso del suo spazio dentro di lui. E l'ha fatto di prepotenza, in quel tiepido pomeriggio di novembre, seduti sull'onda di fumo che arrivava dai campi ai lati del viale, tra le foglie che si intromettevano nel loro abbraccio e l'odore della terra umida dietro ai suoi capelli. Sono stati invisibili al mondo per tutto il tempo del dar fine a quell'inizio fatto di vento, di terra, di fuoco e di acqua. Sono rimasti nascosti dal mondo e nel mondo, prigionieri nel loro non dover esistere, un doloroso tacere divenuto poi nulla. Oggi sono dove non sono, e non sono dove avrebbero voluto. E se, mettiamo il caso, tornassero in quel nulla ...