sette febbraio duemiladiciotto

sette febbraio duemiladiciotto

Il caffè, una maglietta a righe, il tuo numero su un biglietto, in una tasca di jeans, in un cassetto, una valigia verde, un altro caffè, un altro numero, un aperitivo, una cravatta, un bacio, una pizza, una paura, un silenzio, un messaggio, una telefonata di lavoro il giorno degli innamorati, ignorarsi, incontrarsi, rivalutarsi, trattenersi in una festa, un drink, un abitacolo sudato, le chiavi di casa mia, quelle di casa tua, i segreti, i segnali, le carezze, le coperte, la birra artigianale, il trapano e il martello, cenare da Michele, un telefono, un libro, un bracciale, due orecchini, il giorno di Natale, Sanremo, le tue foto da ragazza, la valigia verde, un’isola, una crema al profumo di cocco, una folata di sbagli e noi superstiti, una battaglia e una falange in due, il mio pugno chiuso e i tuoi capelli dentro, carnevale e le maschere, il nostro primo daccapo, mille lumi di candela e tu che come fiamma tremi e bruci, mentre la strada che sapevi che avrei preso mi si srotola davanti come un tappeto rosso.

E vado via.

Ma per restare.