Novembre

Novembre

Novembre. Ritornare ai posti e alle abitudini, passeggiare lungo una poesia a cielo aperto, entrare, salutare, ordinare, bere ... come se l’alcool lavasse via il dolore, disinfettasse l’anima e conservasse il cuore. L’idea di essere circondato da persone che mi privano della mia solitudine senza darmi la loro vera compagnia mi innervosisce. "Esco" ... e vieni con me .... l’aria di novembre ci prende in pieno viso, ma noi in viso non ci guardiamo ... non ancora ... fa freddo, qui dentro ... e mi sorprendo a pensare che cosa faresti, adesso, se mi sentissi tremare ... un’idea di passaggio, ma l’espiro via come fumo, nonostante il danno che lascia. Si susseguono chiacchiere, passeggiamo per viuzze obbligate, tanto, entrambi sappiamo dove stiamo andando. Poi, a bruciapelo, mi chiedi di lei ... "e quella lì ... che fine ha fatto?" ... alzo gli occhi ... guardo nel vuoto il suo ricordo ... lo metto a fuoco ... poi ti rispondo: "la fine che merita." ... perché ognuno ha la fine che merita ... anche quando non se la va a cercare ... e, nel tuo caso, è stata la tua fine a trovare te ... nonostante tu ti fossi nascosta ... evidentemente, non lo hai saputo fare bene. L’occhio della mente è stato più aguzzo di quello del cuore, e ti ha sorpreso a bluffare in nome di una menzogna che chiamavi amore ... mi sono lasciato imbrogliare ... finché ne ho avuto piacere ... poi ho scoperto le carte ... come quando fuori piove ... e t’ho vista stupire e scappare. Eppure, sai, t’avrei potuta anche amare ... con tutta la fatica che stavo facendo per tenere accesa quella fiamma nel vento del nord e nell’idruro di arsenico del passato ... con tutti i sacrifici che avrei fatto ancora pur di costruirci un’alcova e non un nido di paglia ... con tutto il sentimento di quando t’ho guardata, ho riso e ho detto "io non lo so ... non lo so che cosa ho fatto per meritarti, ma voglio tenerti" ... cosa che ancora penso, salvo il finale. Sì, t’avrei potuta amare. Forse t’amavo sul serio, o forse amavo l’amore ...? Non lo so, non lo voglio sapere ... sei un ricordo che non voglio esumare ... e non avrei dovuto parlare di te, perché altre volte, mascherato da parole amiche, il tuo ricordo mi verrà a cercare, ma io ti lascio lì, dove meriti di stare ... hai fatto già fin troppo male a me che non meritavo dolore ... per sete d’amore si beve dovunque, ma con dignità, con onore. Tu hai bevuto, senza badare al sapore o al torpore, dal mare, dal fiume, da un tombino aperto e poi altrove. Ho pena di te, inesperta mentitrice, e di me, che ancora spargo sale sul tuo odore. E, per una volta, imparo dall’errore, condanno il mio uccisore, e ricomincio ... ma chissà da dove ...


L’amore è qualcosa di orribile.

Ma ha uno splendido nome.