Nel tempio delle mascherine

Un giorno si incontrarono, quasi per caso, dopo un tempo indefinitamente lungo. Non era sola, e questo gli impedì di avvicinarsi troppo all'area delle frasi pericolose di un tempo. Ma lei lo volle vicino a sé, almeno per un attimo. Gli fece vedere una fotografia del suo bimbo sullo smartphone ed il contatto fu inevitabile. Si stupì della velocità con cui il disinteresse obbligatorio nei confronti di lei, sia riuscito a cancellare un intero lustro senza farsi beccare e si ricordò di quando lo prese da parte per dirgli di essere incinta e della battuta che le fece per rompere quel ghiaccio che, sottile, si stava formando sulle loro parole: "...e chi sarebbe stato?!". In quell'attimo si scaldò le mani nel suo sguardo curioso, ma nulla più poteva avvicinarli se non lei stessa che, tagliando corto, gli disse di abbracciarla, offrendogli la guancia per un bacio di buon augurio. Cinque anni. Non poteva crederci. Fece lo spontaneo confronto col tempo trascorso attraversando un'altra storia, ma gli anni di decuplicarono fino a scomparire dai suoi pensieri. Non era più importante; lì c'era lei, con i suoi capelli diversi, ma sempre complicati da mille sfumature e con il sorriso ritagliato dietro ad uno scampolo di stoffa chirurgica, e c'era il disagio di lui, inebetito dalla sorpresa del trovarsela davanti all'improvviso, in un ritaglio di cinque minuti alla macchina del caffè. Le regalò un complimento fuggito per caso dalla sua mente sfruttando, di suo figlio, una somiglianza che non c'era affatto, almeno in quella foto. Ma era l'unico modo per dirle che era bella, bella come lui amava ricordarla. C'era un'intesa inevitabile, colta nel prolungamento dello sguardo di lei; un amore di pochi istanti, un fuoco fatuo. E pensò che ci fosse ancora tanto di lui in quegli occhi neri...

Sostieni la musica libera! Sostieni Livio Amato Music!