Mare

Mare

Le dita dei tuoi piedi,

fuori dai tuoi sandali infantili,

assolvono le tue colpe,

mentre pesti le pozzanghere

nelle quali mi rifletto

col tuo piglio dispettoso:

sei come una bambina

capricciosa

che non sa ascoltare.

Dalla tua bocca

che onora il tuo bel viso,

orizzonte del mio universo,

le parole si inseguono

a sciami sovrapposti

e i tuoi pensieri fuggono lontano

ciclici

come falchi finalmente liberi,

rapaci affamati di occulte voluttà.

Ti guardo con le mani

immersa nel lenzuolo oscuro della notte;

dalla finestra aperta,

rotolando in strada,

i tuoi sospiri

si contorcono come amanti,

in un crescendo che confonde

mentre stringi il tuo cuscino al seno.

Calma.

Ho pensato fosse stato più lungo

il tempo del mio percorso in te,

ma le impronte ancora fresche

dissolvono il mio errore:

le lancette sembrano ferme

nel ticchettio dell'orologio

sulla parete buia.

Allungo una mano

per guardarti ancora;

nel sentirmi immerso nel tuo mare

i tuoi seni sono scogli

ai quali si accinge la mia barca alla deriva.

Ospitami, mare,

tra le onde della tua schiena;

il tuo sale

sulle mie labbra

brucia per quanto io sono

quale tu sei

e cosa noi siamo

in questo momento senza un tempo

in cui

io e te

siamo uno.