La mattina dopo

La mattina dopo

... perché se tengo tutto per me, la mente divorerà i particolari più piccoli prima (perché io non me ne accorga), poi, via via, quelli più grandi ed importanti, poi quelli più evidenti ed io resterò senza di te ... e non voglio che questo possa accadere. Era il mattino dopo la nostra prima notte insieme. Ci addormentammo all'alba, così come si vede in certi film del passato, con la brace del camino che cercava ancora di seminare il ricordo della luce calda di qualche ora prima senza riuscirci e la tua pelle di velluto bianco che si colorava di ogni riflesso entrasse dalle imposte socchiuse della finestra della camera. Eri profondamente addormentata, il tuo respiro pesante era profumato: per sentirlo mi avvicinai così tanto che non potei fare a meno di respirarlo e di baciarti, lievemente, sulle labbra socchiuse. Ed inaspettatamente mi rendesti il favore baciandomi a tua volta, ma dormivi! Allora fantasticai che stessi sognando di me, di noi ... si, perché da quel mattino io e te eravamo davvero "noi". C'erano state altre volte prima di quella notte, ma c'è sempre qualcosa che succede, nella vita, che non puoi rifiutare, come capire quando certe cose vanno vissute per forza. E noi ci siamo vissuti così come ognuno di noi ha imparato, prima e durante quella notte, usando tutto quanto avessimo a disposizione della nostra esperienza, dei nostri mezzi e capacità; tutto l'amore che abbiamo imparato a comunicare con quel linguaggio era lì, su quel letto, avvolto a noi  e alle lenzuola che, insulse, si insinuavano dove poche ore prima sarebbe stato vietato passare anche solo al pensiero. Mi allontanai dal tuo viso, scostandoti i capelli con un dito e accarezzandoli lievemente, ma non ti svegliai. Mi avvicinai, piuttosto, alla finestra e, dopo averla aperta, scostai le imposte, leggermente, per guardare la strada deserta di sotto, oltre il terrazzo. La nebbia grigia si insinuò tra i battenti, malgrado cercassi di essere veloce nel richiudere la finestra, evaporando con la forma di una nuvola di fumi di sigaretta. Mi venne voglia di fumare, ma lì non potevo: tu odi il fumo. Mi venne in mente di scendere ed uscire, ma se ti fossi svegliata da sola, pensai, ii saresti trovata di fronte al dubbio che me ne fossi andato approfittando del fatto che eri addormentata; avresti potuto pensare che tutto ciò che volevo l'avevo ottenuto ... rinunciai a fumare. Andai, invece, in bagno, dove pensai di fare una doccia, ma ti avrei sicuramente svegliata. Avevo un leggero ma fastidioso bruciore, così mi lavai con un filo d'acqua fredda nel lavandino (la rumorosa caldaia era poco distante dal letto), evitando i normali sibili dei rubinetti semiaperti. Andò tutto bene, non ti svegliasti. Mi rimisi a letto dal lato opposto, contro la tua schiena nuda, e coprii entrambi col piumone. Il contatto con la tua pelle riaccese in me qualcosa ... Mi fermai a pensare, inorridito dal fuggevole pensiero che se anche non ti fossi svegliata, sarebbe andato bene comunque. Ma allora? Dove era finita la passione, il guardarti in quegli occhi meravigliosi della notte prima? Mi disprezzai come uomo e mi vergognai al punto che, al solito bar, ti raccontai la cosa, come se l'avessi, però, sognata (mi mancò il coraggio della verità). Senza disagio ridesti brevemente e dicesti "the next time it happens, wake me up, huh? don't give up ... I was awake ..., I have heard you ..." .

La "nostra" mattina arrivò all'una del pomeriggio, la nebbia si era asciugata, avevamo fame ed una strana voglia di ridere, ma, in particolare, io avevo dentro me vent'anni di meno, più di quelli che ci dividono. Ti chiedevi il perché di tante cose, del pudore che mi spingeva a non parlarne, della strana sensazione che avevamo dentro ... non potevo che spiegarti che dopo una vita passata così, distante dalla vita stessa, non puoi comportarti in altro modo che così.

I colloqui tra me e lei erano molto brevi, spiccioli ed elementari, ma alle volte carichi di verità. Sovente piangeva e non ho mai capito se per lo sforzo di comunicarmi qualcosa che a parole non riusciva, o per il sentimento che provava, o per il riconoscere che ogni giorno ed ogni notte che passava non solo ci amplificava, ma ci conduceva alla fine ...