E dopo ...

... e dopo il rumore di fondo ..., il sonno profondo.
il risveglio è stato insolito, quasi surreale ... le urla di una voce in lontananza ..., ma ad occhi aperti in casa non c'era nessuno. Mi sono alzato quasi di scatto, giorno? pomeriggio? sera? ... (cazzo è tardi per il lavoro!) ... poi ho visto che erano le 6:45 ... (cazzo ... è presto!) perché ho sulle gambe una sensazione di ruvido?... (ho i jeans ancora addosso) ... la maglietta del giorno prima. Il mal di testa sembra passato, allora decido di benedire il tempo utile che mi rimane per poi andare al lavoro. Mi trascino tra una stanza all'altra come un gendarme di turno, il silenzio ovattato quasi mi impressiona per la sua regolarità ...; scorgo la mia cagnolina ancora dormire in mezzo a due peluche che non ricordo nemmeno perché li conservo ancora; tra i tre non si distingue chi sono i peluche o chi è il cane ... il suo risveglio è sicuramente migliore del mio. Mi chiede visibilmente di uscire in giardino, l'accontento. Apro le finestre, settembre è sempre settembre ... un giorno ti intimorisce con le sue frecce acute e gelate, un'altro giorno di addolcisce con il miele del suo calore ... oggi si sente miele nell'aria. Scendo giù ... apro il frigo e bevo il latte dal cartone (è ancora buono) lo lascio su tavolo, ho voglia di un caffè ma non ho voglia di farlo ...; mi spoglio, lasciando tutto sul pavimento ed entro nella doccia. Acqua fredda, tiepida e poi bollente ... mi lascio accarezzare in modo preciso e continuo: è qui che i pensieri predono il sopravvento, senza chiedere il permesso, senza giustificarsi in nessun modo ... " per quale motivo mi sento così?, perché i momenti non passano e poi non cambiano, perché ... ricado in inutili ragionamenti ... perché mi sento intrappolato in una rete" se avessi una risposta ad ogni perché ... sarei un oracolo.

Esco dalla doccia e mi asciugo ... il tempo passa, la voglia di lavorare è rimasta tra le comode coperte del letto nuovo. Bevo un'altro po' di latte ... riprendo i jeans e cambio la maglietta ... decido di scegliere quella con una scimmia vestita da febbre del sabato sera stampata davanti, prendo il casco, ... e prendo anche il giubbotto di pelle ... (non si sa mai che per strada il sole ti inganna), prendo il libro che sto leggendo e poi guardo l'orario: devo andare.

Prendo la statale e decido di entrare in centro e non optare per la tangenziale ... per strada mi piace guardare l'espressione degli automobilisti ... ognuno ha i suoi cazzi per la testa, mamme che portano i figli a scuola, lavoratori incalliti, gente che cezzeggia ... e gente come me che va al lavoro in moto, a 140 circa ... avendo un frullatore per testa e una pila di 9 volt incastonata nel cuore.

Ho troppa voglia di caffè ... ora diventa insopportabile ...; parcheggio la moto. Vedo i miei colleghi che arrivano al lavoro. Vanno tutti al nuovo bar che ha aperto a giugno ... tutto al neon con colori pastello ... c'è una banconista che ha il seno esplosivo e tutti ci sbavano dietro ... (che coglioni) ... decido di andare al Bar del l'angolo " il vecchio Bar" ... con il proprietario sfigato e l'arredamento di 10 anni fa ...;
Quando entro non c'è tantissima gente ... i soliti, qualche vecchio che beve il caffè macchiato con qualche liquore ... qualcun'altro di fretta che guarda l'orario e prende la sua consumazione ... mi sento però tranquillo ... con il tg del mattino che esce da una televisione ancora a tubo e quell'odore di cornetto che solletica nell'aria ...

prendo al volo La Stampa e dico " un caffè, per favore ...".