Ad amare si impara

Ad amare si impara

Ho cercato il tuo nome ... battuto sul tempo ... ho sorriso tranquillo ... ecco, c’è un punto ... aspettava di essere messo ... era lì, in attesa di un calamo e di un po’ di coraggio. Pioggia,  leggera sul parabrezza ... e ordinari discorsi di nulla ... il sorriso sincero di un’amica ... quel bianco freddo di denti scalda più del nero dei miei occhi ... occhi vuoti ... il pensiero di te obliato da un’ora ... sollievo ... stanchezza ... ho voglia di dormire ... mi cullo.
Bang ... uno sparo ... quando meno te l’aspetti. In direzione contraria il tuo viso, i tuoi occhi ... il tuo sguardo accigliato nel traffico del pomeriggio ... mi trafigge ... e quel che fa più male è la tua bocca ... serrata, nelle parole mute, e rivolta al basso, come un arcobaleno ... un triste arcobaleno, relitto di un temporale appena placato. Ma non era la sincerità, che volevi? Bene: l’hai avuta ... perché non ridi più?
Il mio status è imputabile al modo in cui per tanti anni mi sono ostinato ad amare: amando l’altro prima che me stesso ... disposto ad immolare la mia vita per salvarne una che non ha bisogno d’essere salvata ... lasciandomi plasmare ad ogni avvento ... e consegnando un po’ di me ad ogni addio ...  giungendo a un punto in cui mi cerco dentro e afferro il vuoto ... aria tra le dita ... assenza di me.
C’era un ultimo pezzo, rimasto da cambiare ... lo hai ritoccato tu ... te lo consegno ... mi dico addio ... e dopo mi reinvento.
Prima, però, voglio godermi l’attimo del vuoto ... perché potrebbe essere l’unico.
L’ho detto, io, che ad amare si impara ...