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Questo sito nasce dalla confluenza di più coscienze, dai dieci anni e più di presenza sul Web, dai trenta e più anni nel mondo della musica e, ovviamente, dalle persone che vi hanno collaborato (vedere qui). La prima versione, livioamato.com, nacque dalla collaborazione con Sarah Flint nei primi mesi del 2008 e per sua volontà: Lei ne seguì la nascita dapprima come blog e, da settembre 2009 a maggio 2012, come sito ufficiale. Nel 2015 il sito venne chiuso definitivamente, dopo tre anni di abbandono, a suggellare la fine dell'attività musicale sotto ProjectMusa (e, quindi, con Sarah Flint). Qualche tempo dopo, però, si ripropose la necessità di creare un punto di confluenza tra le voci web che riguardavano l'attività musicale di Livio Amato. Nacque così livioamato.it, sito web ufficiale, per mano della già nota collaboratrice e storica sostenitrice Emma Scinica. Oggi il sito è avviato, è in continua espansione e viene arricchito quasi giornalmente di nuovi contenuti grafici e musicali.

Grazie per essere qui: tra queste pagine potrete respirare l'essenza di quanto tutto questo intende diffondere.

Livio Amato

Musiche inedite per teatro e audiovisivi in genere: pubblicità, documentari, short films, presentazioni aziendali, rassegne e personali/esposizioni d'arte, musiche di sottofondo per centri commerciali, fiere, manifestazioni.


Pages of Life - Capitolo 2

 

Gocce d'ispirazione

Segmenti di vita raccolti tra strade e panchine, parchi e spiagge, mari profondi ed alte vette, ricomposti e dati in pasto alla fantasia: ciò che non è riuscito a diventare musica è qui ed è questo ciò che io chiamo

"Gocce d'ispirazione".

" ... sono sempre stato angosciato, tormentato, infastidito da me stesso ... combatto senza un vero nemico, mi estraneo continuamente e continuamente provo a descrivere un mondo in continua evoluzione che non aspetta nessuno, che viaggia come un missile verso una meta sconosciuta, straniera. Il mio scrivere, è come essere malati ... è una patologia dell'anima ... è dondolare tra realtà e follia ... se qualcuno mi domanda per quale motivo scrivo, rispondo sempre che non lo so ... si potrebbe passare tutto il pomeriggio a vaneggiare sui vari perché ... forse è essere affamati di sé, avere una continua voglia di conoscersi, cercare in qualche modo di manifestare la propria essenza e di imprimerla su un foglio o in un pentagramma per non farla sembrare il nulla che spesso appare. Credo che tutti gli scrittori e tutti i compositori siano dei saccenti, dei malinconici saccenti ... anche egocentrici. Io, spesso, mi sto sulle balle ... ma forse non sono uno scrittore ... ho cominciato descrivendo la natura, il nascere di una foglia, i prati ghiacciati, il fieno ingiallito, un fiore che sboccia ... poi, da una qualsiasi situazione nasce una storia: se vai dal benzinaio, al supermercato, a spasso col cane, a mangiarti un panino, a bere una birra, dal dentista, o dove cazzo vuoi andare, ti si sovrappongono migliaia di dimensioni e crei un altro mondo dentro al mondo. Allora essere uno scrittore significa vivere di parole ed essere un compositore vivere di note sparse, di quelle che non esistono e allora te le inventi, di quelle che ormai sanno di vecchio, di quelle lunghe ed affascinanti e di quelle corte ed incisive. Uno scrittore vede un fiume e gli sembra il Gange, vede un monte e gli sembra l'Everest o il Kilimangiaro ... un compositore si innamora di tutte le donne che incontra e patisce se non le può avere, o perché non esistono, o perché sono solamente nella sua testa e fatica ad accettarlo ... uno scrittore-compositore ha sempre la febbre e vive delirando, vive la sua vita con persone che non esistono. Uno così è forse solo un pazzo, che come un sasso piatto lanciato in uno stagno saltella per un po' e poi se ne va a fondo, affonda per il suo peso, perché è così che vuole la sua natura. È un condannato che non ha commesso alcun reato, tranne quello, un giorno, di essersi messo una penna in mano e di aver scarabocchiato un foglio che, silenzioso, chiedeva solo inchiostro ..."

Livio Amato

§§

Prendi il buono e mettilo da parte diceva, prima che la tristezza diventi malinconia e poi … e poi non si ricordava, lei non ci era arrivata a quel punto, la sua era tristezza semplice, senza gradi. Tristezza semplice, da riformare in caso di guerra. E quindi prendi il buono, cucinalo se ti riesce e portalo a spasso una volta al giorno come il cane (il buono ha i suoi bisogni). Metti una scheggia da qualche parte, una bomba è troppo, basta una scheggia. Non fanno così anche i coltivatori di perle per tirare fuori un gioiello dall'ostrica ? E' l’unico consiglio che ti posso dare, bevici qualcosa davanti, perché se cominci a bere dietro le cose la tristezza diventa malinconia e la malinconia rabbia e poi... e poi non gli tornava in mente cosa capitasse dopo. Bevi qualcosa da battere forte sul bancone per rendere l’alcol ancora più volatile, un bumbum di emozioni. Una scheggia si era detto ? E i fantasmi ? I fantasmi esistono più o meno, alcuni sono ombre pesanti, altri si approfittano di essere vivi. Prendi il buono non cambiargli il pannolino finché non piange, prima che la tristezza diventi malinconia e la malinconia rabbia, la rabbia si trasformi in rimpianto e poi ... e poi non si ricordava il passo seguente come se gli fosse toccato una bibbia strappata o una di quei film col finale aperto. Prendi il buono, e fagli subito una radiografia perché è facile che abbia le ossa vetrose che si rompono spesso, prima che la tristezza diventi malinconia e la malinconia rabbia e la rabbia si trasformi in rimpianto ed il rimpianto cresca nella disperazione e poi ... e poi cercava di ricordare il consecutivo per terminare la serie come si fa nei giochi coi numeri. Ma la sua era una tristezza banale che baciava in piedi, spegneva la luce quando usciva dalla stanza e metteva la cioccolata in frigo anche d'inverno. Prendi il buono mettigli davanti il prefisso telefonico della tua città in maniera che possa abitare vicino a te e la smetta di cambiare casa ogni volta, prima che la tristezza diventi malinconia e la malinconia rabbia e la rabbia si trasformi in rimpianto ed il rimpianto cresca nella disperazione, la disperazione si perda in un gorgo di angoscia profonda e poi ... e poi non aveva memorizzato l'ulteriore passaggio, sperava solo fosse l'ultimo perché non ne poteva più, perché anche il buono perde le bollicine come fa l'aranciata lasciata aperta. La sua era una tristezza elementare ma non è detto che non facesse male, anche quando ti lascia solo, perché non si scappa, si soffre anche quando la tristezza ti abbandona. Prendi il buono, prendilo da condire, non fidarti di quelli precotti o di quello del take away che ti regala la birra d'importazione, prendi il modello meno accessoriato, senza vernice metallizzata. Perché che la tristezza diventa malinconia e la malinconia rabbia e la rabbia si trasforma in rimpianto ed il rimpianto cresce nella disperazione, la disperazione si perde in un gorgo di angoscia profonda e poi... e poi, non gli veniva. Ce l'aveva sulla punta della lingua ma poi si era buttata, con un tuffo ad alto coefficiente di difficoltà.
Perché la sua tristezza non sapeva carpiare.

§§

 

... I'm not done with this world yet.


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