Pensieri sparsi

Pensieri sparsi per questi primi giorni di settembre che, quest'anno come i precedenti, mi sembra non aver mai vissuto ...

Scrivo su questo blog il seme che genera quegli stati d'animo che, da paziente contadino, cerco di portare al raccolto finale: il brano ispirato.

L'ispirazione non esiste. È uno stato d'animo (stato dell'anima) alterato, che permane per più tempo rispetto alla fulmineità di quasi tutti gli altri causati dalle situazioni che attraversiamo nel quotidiano. In breve siamo ispirati quando, in queste sensazioni, ci finiamo dentro. Va da sé che il confine tra l’essere un compositore ispirato ed uno depresso è molto etereo, quasi non se ne percepisce l’esistenza.

Io sento di soffrire di questo genere di ispirazione-depressione “a tempo determinato”; in questi periodi calano l’appetito ed il sonno, la voglia di lavorare ed anche la percezione del senso del dovere, cambia l’aspetto, cambia la cura che si ha di sé stessi … è come se tutto il mondo fuori, quello reale, non contasse più nulla: solo io e le immagini che mi restituisce continuamente la mia mente, annebbiata dalla densità di sensazioni che piovono da tutti i lati dell’esistenza.

L’ispirazione può essere definita come una grande e profonda notte attraversata da luci fulminee ed intense: se sei un fotografo, sai quanto sia difficile immortalare un fulmine senza usare dispositivi nati per farlo al posto tuo. Eppure, di tanto in tanto, ci riesci pure. Abilità? Fortuna? Casualità? Non ha importanza: nella profonda notte dell’ispirazione questi fulmini rischiarano la strada ed evitano di finirne inghiottito irrimediabilmente perché, se non trova una sua via di uscita, diventa mera depressione e danneggia la mente ed il corpo. Equilibrio, dunque, molto dinamico, malgrado il senso di stasi che, invece, sembra suggerire.

Il compositore “nell’esercizio delle sue funzioni” non è oggettivamente una presenza gradevole nella vita di chi lo circonda. Spesso si isola, è “assente”, può diventare improvvisamente scorbutico e nervoso, trasandato, apatico, incostante ed incoerente, annoiato, stanco, inappetente. In sostanza sembra rispondere alle sollecitazioni esterne solo quando non può più far finta di non esserci, quando non può più limitarsi a guardare il mondo che lo circonda dall’angolino buio che si è creato. E reagisce di conseguenza contro chi ha interrotto tale idilliaco rapporto di appartenenza.

Il tutto cesserà di essere e tornerà (più o meno) alla sua normalità quando, pentagrammi e matita, avrà steso la materia oscura che l’ha riempito fino a quel momento.

Malgrado tutto succede sempre che questi loschi individui trovino qualcuno a cui piacere, ammaliate dal fascino che può emanare uno stordito di grado elevato. Non mi stupisco più di nulla.

Torno al mio settembre, quello del 2017.