Amore e psiche

Settembre è un mese bellissimo per ricominciare... l’ho sempre pensato...
 
La scuola iniziava al momento giusto, schiudeva i cancelli un po’ dopo la tregua del caldo, coi suoi bidelli in divisa, i suoi banchi usati, quel suo odore semiserio di fogli protocollo, e aveva l’aria di chi ti dice ‘adesso giochiamo a fare sul serio’.
Il teatro ci apriva le porte come a dirci ‘perdono’, e ci riaccoglieva nell'utero del suo proscenio, ché noi stavamo bene lì, come mai nati.
 
E' più bello, a settembre, ogni mattina, alzarsi, vestirsi, uscire e perdersi tra i palazzi... ha un senso diverso, un piacere diverso, anche questa mattina l’ho fatto... ma stamattina era diverso. Sono abitudini confortanti, innaffiate dall'ingenuo entusiasmo di chi ripassa dal via e s'illude di ricominciare.
 
Ho buttato via alcune cose, ne ho comprate delle altre, ne ho spostate delle altre, ne ho create delle altre ancora: la testiera del letto l’ho buttata via, la televisione no... ho pensato: la rottamo... ma non riuscivo a trovare qualcuno che la rottamasse... così ci ho scritto sullo schermo ‘whatever’, ci ho incollato sopra un quadro capovolto e ne ho fatto un tavolino... che è fragile, e non durerà, ma è sempre meglio di una stanza vuota.
Ho richiesto una linea telefonica, pagato tre bollette, comprato due libri e quattordici t-shirt... ho pulito i mobili e ho dato loro una nuova disposizione... quella di prima era automatica... io sono fatto per pensare.
Settembre... un respiro... belle speranze... il fresco che ringiovanisce... il vento che solleva i capelli e soffia un po’ in faccia, un po’ alle spalle... settembre con quel suo ‘sette’ all'inizio, il settimo giorno Dio si riposò e lasciò fare a noi, con le sue foglie sature di sole che si arrendono alla terra e muoiono volando, e si risveglia la fantasia nel vestirsi perché ci si può vestire di più, e si ritorna sempre a qualche cosa, e si fatica solo da seduti.
La metro forse è piena, forse è vuota, non lo so, non vedo... non ci vedo più... ciò che mi acceca è il fatto che sto tremando... di nuovo. Dopo un sacco di tempo. Tremare è una cosa che mi capita spesso quando sono nervoso, quando sento che sto per perdere qualcosa... il tempo, la speranza, la pazienza, una persona... sopra di me metri e metri d’asfalto e io che mobile mi sento seppellire da questa città e dalla sua maestosa apparenza.
 
Quando sono venuto al mondo sono rimasto così meravigliato che non ho parlato per un anno e mezzo.
Non so se sia vita questa in cui si corre, si misura, si pranza-caga-prendilcaffè-fumi in mezz’ora e talvolta sui mezzi; si parla con la gente nei magazzini, con la metro che passa dietro il muro su cui poggi la schiena; si esce al mattino, si torna alla sera e ci si addormenta subito, stanchi, sfiniti.
Ma se io morissi domani morirei in una vita felice, perché la mia vita è così che l’ho sempre sognata: piena, faticosa e bellissima, e mi si cuce addosso, giorno dopo giorno, un po’ stringendo, un po’ allargando, non sempre perfetta, ma senz'altro giusta.
Morirei felice... tutto quello che si poteva fare è stato fatto, e tutto quello che ti dovevo dire te l’ho detto... tu che mi hai insegnato a parlare... ed io che ho imparato... una parola alla volta... ciao, chiamami, usciamo, fame, carezza, gelato, bisogno, grazie, prego, viaggio, bisogno, segreto, violenza, fidati, scusa, per favore, vaffanculo.
Oggi è Domenica. Sono le ventidue e venticinque minuti... ma questa volta nell'aria non c’è odore di pizza, come la faceva mia mamma, in casa, quando io ero bambino.
Secondo me il senso della vita è appartenere... c’era un filosofo che diceva che il dolore va affrontato da soli, perché è un sentimento che basta a sé stesso, mentre la gioia no, la gioia va condivisa... e per avere una vita felice, o quanto meno gioiosa, abbiamo costantemente bisogno di qualcuno con cui si possa condividere, qualcuno che sia disposto a prendersi metà della nostra felicità anche quando questa non lo riguarda, qualcuno su cui sappiamo di poter contare, qualcuno che ci appartenga. Non come un oggetto, o tramite un vincolo, ma naturalmente, come una parte del corpo, un organo, un respiro...
e so che impazziresti se io morissi domani... perché sapresti che sono morto di te... e che di tutti i miei respiri saresti stato l’ultimo... il più grande.
Settembre è un mese bellissimo per ricominciare... allora facciamolo... ricominciamo... io e te... perdiamoci di vista per otto mesi e poi incontriamoci, e conosciamoci di nuovo, e rifacciamo tutto dall'inizio, anche allo stesso modo, non importa, ma daccapo.
Se ci amassimo di nuovo, ci ameremmo bene...